Globalizzazione della sostenibilità
Uno degli aspetti che forse sfuggono ai più è che il dissennato sfruttamento dell'ambiente che l'umanità mette in atto, non mette a rischio il pianeta su cui viviamo. A rischio è "solo" la specie umana. E' un concetto semplice quanto incompreso. L'uomo, materialistico e miope, vede solo il tornaconto della sua presente esperienza, e intende massimizzare l'accumulo di agi e ricchezze fini a se stessi in una sola breve vita: quale miserevole intento! Vorrei proporre in queste pagine un breve excursus di come l'uomo metta in atto il suo –"relativamente inconsapevole". Un tema la cui importanza è tale da richiedere la più grande attenzione che ognuno di noi, abitanti del "primo mondo", possa dedicarvi. Si tratta dell'uso di carne per l'alimentazione umana.
I veri costi dell'alimento carneo
Centinaia di milioni di persone nel mondo lottano ogni giorno contro la fame perché gran parte del terreno arabile viene oggi utilizzato per la coltivazione di cereali ad uso zootecnico piuttosto che per cereali destinati all'alimentazione umana. I ricchi del pianeta consumano carne bovina e suina, pollame e altri di tipi di bestiame, tutti nutriti con foraggio, mentre i poveri muoiono di fame. Per far ingrassare di circa mezzo kg. un manzo da allevamento, occorrono oltre 4 kg. di foraggio, di cui oltre 2 kg. e mezzo sono cereali e sottoprodotti di mangimi, e il restante chilo e mezzo è paglia tritata. Questo significa che solo l'11% di foraggio assunto dal manzo diventa effettivamente parte del suo corpo; il resto viene bruciato come energia nel processo di conversione, oppure assimilato per mantenere le normali funzioni corporee, oppure assorbito da parti del corpo che non sono commestibili, ad esempio la pelle o le ossa. Quando un manzo di allevamento sarà pronto per il macello, avrà consumato 1.223 kg. di grano e peserà approssimativamente 475 kg. I bovini e il resto del bestiame stanno divorando gran parte della produzione di grano del pianeta. È importante tenere a mente che 1 acro di terra coltivato a cereali produce proteine in misura 5 volte maggiore rispetto ad 1 acro di terra destinato all'allevamento di carni; i legumi e le verdure possono produrne rispettivamente 10 e 15 volte tanto. Le grandi multinazionali che producono semi e prodotti chimici per l'agricoltura, allevano bestiame e controllano i mattatoi e i canali di marketing e distribuzione della carne, hanno tutto l'interesse di pubblicizzare i vantaggi del bestiame allevato a cereali.
Statistiche quanto minimo sconcertanti
Al momento, uno sconcertante 36% della produzione mondiale di grano è consacrato all'allevamento del bestiame. Nelle aree in via di sviluppo, dal 1950 ad oggi, la quota-parte di grano destinata alla zootecnia è triplicata ed ora supera il 21% del totale di grano prodotto. In Cina, dal 1960 ad oggi, la percentuale di grano da allevamento è triplicata. Nello stesso periodo, in Messico, la percentuale è cresciuta dal 5 al 45%, in Egitto dal 3 al 31%, ed in Thailandia dall'1 al 30%. L'ironia dell'attuale sistema di produzione è che milioni di ricchi consumatori dei paesi industrializzati muoiono a causa di malattie legate all'abbondanza di cibo - attacchi di cuore, infarti, cancro, diabete - malattie provocate da un'eccessiva e sregolata assunzione di grassi animali; mentre i poveri del Terzo mondo muoiono di malattie poiché viene loro negato l'accesso alla terra per la coltivazione di grano e cereali destinati all'uomo. In Europa, oltre la metà della popolazione adulta fra i 35 e i 65 anni ha un peso superiore al normale. Nel Regno Unito il 51% della popolazione è in sovrappeso e in Germania si registra un eccedenza di peso nel 50% degli individui. Mentre i consumatori dei paesi ricchi letteralmente fagocitano se stessi fino alla morte, seguendo regimi alimentari carichi di grassi animali, nel resto del mondo circa 20 milioni di persone l'anno muoiono di fame e di malattie collegate.
Ma i consumatori di carne non sanno né vogliono sapere
Il consumo di grandi quantità di carne, specie quella di bovini nutriti a foraggio, è visto da molti come un diritto fondamentale e un modo di vita. I consumatori di carne dei paesi più ricchi sono così lontani dal lato oscuro del circuito grano-carne che non sanno, né gli interessa sapere, in che modo le loro abitudini alimentari influiscano sulle vite di altri esseri umani e sulle scelte politiche di intere nazioni. Negli ultimi vertici mondiali sull'alimentazione il tema assente dal panorama dei dibattiti sono le abitudini alimentari dei consumatori dei paesi ricchi che preferiscono mangiare prodotti animali pieni di grassi e altri cibi al top della catena alimentare globale, mentre i loro fratelli del Terzo mondo muoiono di fame perché gran parte del terreno agricolo viene utilizzato per la coltivazione di cereali destinati agli animali. Da troppo tempo ormai si attende una discussione globale su come meglio promuovere una dieta vegetariana diversificata, ad alto contenuto di proteine e adatta all'intera umanità.
Chi mangia carne consuma le risorse della terra quattro volte di più di chi non lo fa
Possiamo fare qualcosa in prima persona per sfruttare di meno le risorse della terra: cominciare ad essere vegetariani. Potrebbe parere un affermazione troppo forte, una sorta di diktat, ma è tutt'altro che così. Si tratta solo della conseguenza di una auspicabile consapevolezza, di elevare il livello di coscienza. Quando si mangia una bistecca bisognerebbe essere consapevoli. Consapevoli dei liquami che filtrano nelle falde acquifere, delle foreste disboscate, del deserto conseguente, dell'anidride carbonica e del metano che intrappolano il globo in una cappa calda. Ogni bistecca equivale a 6 mq. di alberi abbattuti e a 75 kg. di gas responsabili dell'effetto serra. Consapevoli anche delle tonnellate di grano e soia usate per dar da mangiare agli animali. Consapevoli degli 840 milioni di persone nel mondo che hanno fame e dei 9 milioni che ne hanno tanta da morirne. Consapevoli che il 70% di cereali, soia e semi prodotti ogni anno negli Usa serve a sfamare animali. Non uomini. Tale consapevolezza dovrebbe portarci a comprendere che mangiare meno carne, o magari non mangiarne affatto, non è più solo un segno di rispetto per gli animali è una scelta sociale. Una scelta solidale con chi ha fame e con il futuro del pianeta.
1 kg. di vegetali per 60 gr. di carne
Per produrre una bistecca che fornisce 500 calorie il manzo deve ricavare 5 mila calorie, il che vuol dire mangiare una quantità d'erba che ne contenga 50 mila mentre solo un centesimo di quest'energia arriva al nostro organismo. Il bestiame è dunque una fonte di alimentazione altamente idrovora ed energivora, una massa bovina che ingurgita tonnellate di acqua ed energia. E lo fa per nutrire solo il 20% della popolazione globale del pianeta che sfrutta l'80% delle risorse mondiali che danno a quel 20% la sua bistecca quotidiana.
Una scelta etica e responsabile
Per riassumere: economia, ecologia e cibo per tutti sì fondono. Ambiente ed economia, del resto, sono legati dalla quantità di risorse che la terra mette a disposizione di ciascun essere vivente. Se qualcuno consuma di più c'è un altro costretto a digiunare. Naturalmente non è così semplice. La fame nel mondo non è solo una questione di quantità di risorse, ma di distribuzione. Essere vegetariani è una scelta personale, frutto di un percorso (certo, se cominciassimo a ridurre quei 90 chili di carne all'anno...), una scelta di etica privata (etica pubblica, obbligo collettivo, deve essere, invece, l'attenzione al benessere degli animali). Ma essere vegetariani è anche un atto di responsabilità e sensibilità sociale ed ecologica. Ogni chilo di carne è prodotto a spese di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di un campo isterilito, di un fiume disseccato, di milioni di tonnellate dì anidride carbonica e metano rilasciate nell'atmosfera"... Se ogni volta che decidiamo di comprare una bistecca pensassimo a tutto questo forse per quel giorno cambieremmo menù, e chissà, magari sostituiremmo la carne con un piatto di pasta, verdure, legumi o cereali consapevoli di fare del bene non solo all'umanità e al pianeta che così gentilmente ci ospita e sopporta, ma anche a noi stessi a alla nostra salute. Il primo passo necessario è diventare consapevoli dei meccanismi di sfruttamento del pianeta di cui siamo complici. Il secondo passo necessario non è fare la rivoluzione ma è far seguire conseguenti e coerenti azioni personali in armonia con una vita etica e rispettosa dell'ambiente e del prossimo, animali compresi. Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo iniziare da noi stessi.
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